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Storia del Teatro di Naso

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Municipio della Città di Naso

Città Metropolitana di Messina 

TEATRO VITTORIO ALFIERI DELLA CITTA’ DI NASO

CENNI STORICI

Il Teatro Vittorio Alfieri appartiene al patrimonio immobiliare del Comune di Naso, per lungo tempo chiuso a causa di restauri che hanno subito alterne vicende, ma, che oggi, si sono finalmente conclusi. 

Dedicato al celebre letterato Vittorio Alfieri, rappresenta uno dei simboli architettonici più significativi della città di Naso.

Ubicato all’ingresso principale della città, in una parte del centro urbano di notevole rilevanza storica e cioè su una porzione delle antiche e vetuste mura del castello, di cui ci narra Carlo Incudine nella sua:”Naso illustrata”.

Il primo progetto per la sua edificazione, risalente agli anni 1850 circa, viene menzionato da gran parte della storiografia e spesso erroneamente attribuito ad un architetto catanese Maddam, di cui non viene mai precisato il nome; in realtà da quanto emerso dalla documentazione archivistica, il nome del progettista indicato per la prima volta da Carlo Incudine, può essere corretto in Lorenzo Maddem, ingegnere siciliano nato ad Acireale nel 1801 e morto a Catania nel 1891, rettore dell’Università di Catania e docente universitario , che ha ricoperto, nel XIX secolo una posizione di notevole prestigio nel mondo accademico catanese; Maddem viene ricordato, inoltre per la progettazione della “stufa del tepidario” e del “sito per le piante paludose” , all’interno dell’Orto Botanico di Catania e per la progettazione, nel 1861, dell’Albergo dei poveri di Acireale.

Il progetto dell’Ing. Maddem, andato probabilmente perduto, doveva essere molto ambizioso nella sua prima stesura e come può ben desumersi da una breve descrizione di Francesco Paolo Milio, in una lettera, custodita nella Biblioteca Comunale di Palermo, Fondo Manoscritti - Carteggio Gioacchino Di Marzio, nella quale lo scrivente fa riferimento ad una struttura “ a quattro ordini di palchi” che doveva sorgere nei locali ove erano situate le antiche carceri baronali. Sempre secondo quanto riferito dallo stesso documento e da Gioacchino Di Marzio, “… dopo l’approvazione del Regio Governo”, la prima fase dei lavori servì per fare lo “… spiazzo degli antichi edifici”, che verrà parzialmente realizzato, per predisporre il cantiere e per acquistare il materiale edile.

I lavori vennero presto interrotti, in quanto nel 1856 lo stesso Di Marzio riferisce che “… le miserie, che si sperimentano da due anni non han permesso di darvi mano ad opera di tanto lustro per il paese e di tanta istruzione per la gioventù” e, da quanto si può evincere dall’analisi dei documenti di archivio rinvenuti, sembrano riprendere solamente nell’aprile del 1872.

Alla ripresa dei lavori, dopo gli “stenti” della metà del secolo, il progetto dell’Ingegnere catanese Maddem viene ripreso, revisionato e probabilmente sostanzialmente modificato dall’Ingegnere Sebastiano Grasso di Messina. In questa data infatti durante l’adunanza della giunta Municipale, viene stipulato un contratto tra il Sindaco del tempo e il signor Carmelo Tomasello di Sant’Agata di Militello per la costruzione ; viene inoltre deliberata la demolizione dell’antico castello baronale fino al limite stabilito dal progetto e deciso di obbligare il sig. Tomasello a impiegare nella nuova costruzione “… tutto il materiale ricavato dalla demolizione del detto Castello”.

La fabbrica viene inaugurata nel dicembre dello stesso anno con una solenne cerimonia per la posa della prima pietra, messa agli atti dalla giunta Municipale il 18 dicembre 1872, alla quale partecipano il Sindaco e la Giunta accompagnati dalla banda musicale; proprio durante questa cerimonia il teatro viene dedicato a Vittorio Alfieri.

Sempre nel 1872 l’ingegnere provinciale Sebastiano Grasso da Messina viene nominato cittadino effettivo di Naso, considerato che “… ha prestato grandi servizi al Comune, tanto per la questione delle traverse rotabili, quanto per l’opera del nuovo teatro, rifiutando qualunque compenso e sostenendo all’uopo laboriose fatiche”.

Circa un anno dopo, il 27 aprile 1873, la convenzione stipulata tra il Comune e il Tomaselli viene approvata, “… osservato che in effetto l’opera suddetta trovasi già abbastanza inoltrata e con buoni auspici per il suo proseguimento.”

Nel 1878, la giunta municipale delibera la predisposizione di alloggi per coloro che lavorano nel cantiere del teatro “… promessi e mantenuti dal Municipio al momento dell’inizio dei lavori” e si riprende l’opera lasciata a metà per arrivare nel giro di pochi anni alla conclusione dei lavori.

Nell’agosto del 1881vengono ritirate le perizie e i disegni dell’Ingegnere Sebastiano Grasso direttore del cantiere del teatro e il Consiglio comunale decide di stendere il capitolato d’appalto indicando che i lavori per la realizzazione della platea, del palcoscenico, dei palchi e del nuovo plafò dovranno essere consegnati in diciotto mesi.

In base a questo capitolato l’esecuzione dei lavori viene concessa in appalto ad Agostino Adamo di Patti; i lavori non vennero eseguiti a regola d’arte, come affermato dallo stesso ingegnere, durante la visita preventiva al collaudo finale dell’opera; si rese quindi necessaria la demolizione e la successiva ricostruzione delle opere interne, affidata in una prima fase alla stessa ditta appaltatrice e, successivamente, con il metodo della candela vergine alla ditta di Lenzo Pasquale, al prezzo di L.9290 (tratto dal ASC Naso - Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale 1872, 1873e1874 Adunanza del 14 aprile 1872).

I lavori giungono così a conclusione e nel 1885 l’Ing. Sebastiano Grasso esegue il collaudo.

Dai documenti archivistici si evince che il nuovo Teatro doveva essere utilizzato esclusivamente “… da compagnie filodrammatiche di provata serietà e ad artisti riconosciuti”, così da non ripetere gli errori del passato e mantenere alto il livello di serietà e decenza secondo la proposta del consigliere Milio.

Il terremoto del 28 dicembre 1908 causa molti danni al fabbricato tanto che l’amministrazione comunale, nel 1910, incarica l’ing. Eliodoro Drago di redigere e presentare un progetto di ristrutturazione e una perizia estimativa dei lavori, per impedire “… la completa rovina di un edificio che costò tanti sacrifici alla cittadinanza e per ricostruirsi occorrerebbero somme non lievi”; viene inoltre chiesto al Prefetto di Patti di poter procedere all’assegnazione dei lavori per il restauro a trattativa privata.

Il Consiglio Comunale, nel novembre dello stesso anno, approva il progetto per la cui compilazione erano stati stanziati fondi nel bilancio preventivo e autorizza i lavori di riparazione che rimangono a totale carico dello Stato in riferimento a quanto stabilito dalla Legge n. 12 del 12 gennaio 1909.

Nell’agosto del 1911 viene approvato il capitolato d’oneri che stabilisce l’affidamento dei lavori a mezzo di trattativa privata e l3e tecniche da adottare per la perfetta esecuzione degli stessi; la gara di appalto è vinta il 28 novembre dello stesso anno dall’impresa Francesco Sanfilippo.

Le opere di riparazione occorrenti per la stabilità del teatro Alfieri si concludono il 29 agosto 1912, quando il direttore dei lavori Eliodoro Drago, certifica la conclusione e la corretta esecuzione e invita l’amministrazione comunale a procedere al pagamento dell’ultima rata a saldo.

Nel 1920 il commissario concede ad Amedeo Petrelli, Alfredo Cuffari, Tommaso Sorrenti e Marcello Collica il teatro comunale per istituirvi un cinematografo, con l’obbligo di non arrecare danni e, all’occorrenza di renderlo disponibile al Comune.

L’Ing. Pietro Colonna di Messina, nel settembre 1925, su incarico del Commissario prefettizio del Comune di Naso stende una nuova perizia per stabilire il valore di stima del teatro.

Nella perizia viene riferito che con terremoto del 28 dicembre 1908, l’edificio “… ha riportato lesioni tali da doversi considerare distrutto”.

Nel 1926, il 24 novembre, presso la Prefettura del Mandamento di Naso, quattro testimoni, chiamati a deporre per la pratica di concessione del mutuo riservato ai Comuni colpiti dal terremoto del 1908, dichiarano che il “teatro comunale Alfieri, sito in piazza Garibaldi di questo comune, fu costruito a spese del Comune nell’anno 1885 ed è di sua esclusiva proprietà”.

Il 28 giugno 1927, in base al decreto emesso il 28/02/1927 n. 1139 dalla Commissione istituita con l’art. 458 della L. 19/08/1917 n. 1399, viene attribuito al Comune di Naso il possesso immobiliare e il relativo diritto a mutuo di favore al momento dell’istanza, del teatro, denominato Alfieri, consistente in un grande vano nel quale sono costruiti 38 palchi, la sala, il palcoscenico, i corridoi e gli accessori.

Nel 1931 viene presentato un progetto di riparazione e completamento del teatro redatto dagli ingegneri Vincenzo e Guido Baratta di Messina. Nella relazione allegata si fa riferimento alle strutture all’epoca appena consolidate, alle recenti riparazioni e viene riportata una breve descrizione dello stato attuale del Teatro, che viene di seguito riportata:

Esso è del tipo a palchetti sovrapposti, con sala a ferro di cavallo. I muri perimetrali ed il muro divisorio fra la scena e la sala sono in muratura di pietrame e malta ordinaria; il tetto è in legno con copertura a tegole e canale; le strutture dei palchetti e dei corridoi, le scale di accesso ed il soffitto ricoprente la sala, sono in legno di abete”; viene riferito che “… ad eccezione delle murature, le altre strutture non godono di buona salute”; il solaio di legno del palcoscenico è del tutto cadente, i solai dei palchetti sono in condizioni piuttosto cattive mentre completamente in sfacelo sono i pavimenti dei corridoi, in mattonelle di terra cotta e le stuoie che ricoprono i solai dei palchetti. Da rifarsi in parte sono gli intonaci e le varie tinteggiature; si ritiene necessario per la messa a norma di fare gli impianti nuovi”. Viene previsto un impianto elettrico con 300 lampadine: 130 nella sala delle quali 80 da 10 candele posizionate a gruppi di due sui piastrini delle tre file di palchi in piccoli lampadari con vetri opalini; le altre 50 da 16 candele smerigliate, saranno collocate sul soffitto del quale seguiranno la decorazione […]. I vecchi pavimenti vengono sostituiti con nuovi da realizzarsi con linoleum unito a granito. Le pareti sono tinteggiate a olio nella parte bassa fino a 1,45m. e nella parte alta a colla. La decorazione sarà improntata alla massima semplicità e dovrà risultare dalla armonia dell’accoppiamento di tinte unite diverse e da semplice motivo a stampigliatura.

La cura dei dettagli che emerge dalla descrizione sopra riportata è tale da far rilevare al lettore quanta importanza avesse la fruibilità della struttura per l’utenza di Naso ma anche di un intero territorio.

Prova ne sia la tipologia di compagnie teatrali che sceglievano Naso e il suo Teatro per esibirsi; si pensi, una per tutti, alla compagnia di Angelo Musco.

Il progetto prevede la creazione dei servizi igienici nel palcoscenico al quale si accede da una delle due porte di comunicazione fra il corridoio della prima fila di palchi e la scena. Prevede inoltre la realizzazione di quattro scalette in metallo per far defluire, in caso di incendio, il pubblico dalle uscite di emergenza poste sul palcoscenico, per la realizzazione del quale viene progettato un solaio scomponibile di tavoloni di abete montati su travature in castagno; nel tavolato verranno lasciati i tagli per dieci quinte. Il commissario prefettizio Gioacchino Xhilone approva il progetto il 9 aprile del 1932 e, nel gennaio dell’anno seguente, il podestà liquida le prime spese per le riparazioni al teatro comunale.

Il 6 maggio 1943 l’architetto Giuseppe Corpo di Messina trasmette al Comune un progetto per la trasformazione del teatro in sala cinematografica.

Questo mutamento previde la demolizione totale di tutta l’impalcatura dei tre ordini di palchi e della muratura di base così da realizzare una platea e una tribuna soprastante che “... conterrà la metà totale dei posti e cioè n. 140 posti dei 280 complessivi a sedere” e dovrà essere servita da una sola scala di accesso in cemento armato posizionata al centro della tribuna, per rendere sicuro lo sfollamento.

E’ previsto l’allargamento del boccascena attraverso la parziale demolizione delle murature che limitano il palcoscenico, onde permettere la collocazione dello schermo ad una distanza tale da consentire la perfetta visibilità. Il teatro così trasformato potrà tuttavia eppure con le modifiche e le riparazioni previste in un precedente progetto redatto dall’Ing. Baratta.

Dal 1947, come riferito dall’Arch. Franco Spaticchia, il teatro Alfieri viene ad assumere un ruolo marginale e all’interno delle iniziative comunali di Naso; le proposte di riqualificazione di questo importante spazio negli anni ottanta del Novecento sono state presto abbandonate e solo recentemente aperto un cantiere di restauro architettonico che è già in dirittura d’arrivo.

Gli interventi che sono stati effettuati negli ultimi anni lo hanno reso una struttura moderna, adeguata alle ultime norme di sicurezza e fruibile.